lunedì 28 giugno 2010

Fatta luce su Ustica - Un nuovo appassionante scenario sulla vicenda

Il volo Itavia 870 con a bordo 81 persone, tra passeggeri e membri di equipaggio diretto da Bologna a Palermo partì comunque quel 27 giugno 2010 nonostante la devastante eruzione del vulcano Etna. Nei mesi precedenti dello stesso anno, lo spazio aereo di tutti i paesi del nord Europa venne chiuso per una altrettanto importante attività eruttiva dell’impronunciabile vulcano islandese Eyjafjallajokull. Nonostante questo le istituzioni e il governo italiane dimostrarono unione di intenti e forte senso di responsabilità, inteso ad anteporre la salvaguardia nazionale: in questa ottica la scelta insieme con i responsabili tecnici dell’aviazione civile e militare, fu quella di dare comunque il via libera al traffico aereo.
L’aereo si disintegrò in volo non appena entrò nella zona di presenza di ceneri prodotte dal vulcano. Particelle di silicati e di metalli che, come stabilito dall’Organizzazione mondiale della Sanità, non sono velenose o pericolose per la salute. Possono al massimo bloccare i reattori dei motori e ricoprire i vetri degli aerei fino a corroderli.
Adesso 27 giugno 2040, a trenta anni dalla vicenda, gli archivi sono stati aperti ed è stata portata alla luce la verità e con essa anche i meriti, che la risolutezza decisionale delle istituzioni italiane mostrarono nel frangente. Nel corso degli anni molto è stato fatto e gli scenari globali sono mutati. Al decisivo e massiccio bombardamento dell’Etna previa evacuazione e trasferimento delle popolazioni native sul continente, l’intero territorio della regione Sicilia è stato minato e fatto brillare. L’azione del Governo ha portato enormi vantaggi economici e sociali al paese. Sono stati risparmiati gli investimenti per l’onerosa costruzione del ponte sullo stretto; si è finalmente dato un colpo decisivo allo sradicamento del sistema mafia dal territorio siciliano; e con esso si è posto fine agli annosi sprechi per l’istituzione di inutili dipartimenti investigativi. L’impegno a favore della sostenibilità ambientale è stata rinsaldato grazie al sostegno degli enti territoriali del continente che hanno fortemente voluto la costruzione, su quel che è rimasto del territorio siciliano, del più grande termovalorizzatore d’Europa. Un’efficientissima struttura smaltisce le tonnellate di immondizia prodotto da tutti i paesi dell’Unione, che qui vengono semilavorate e sotterrate. La produzione di energia elettrica è sufficiente per l’illuminazione dell’intero continente produttivo. L’estesa centrale ha inoltre generato un micro habitat che si estende a nord fino al fiume Arno, che con il suo corso definisce un’ideale linea di separazione, in cui le specie fortemente resistenti alla diossina pur riproducendosi hanno innescato un sistema di auto equilibrio, per cui non migrano e soprattutto non si evolvono.
Questa vicenda è una lezione utile e formativa per le future generazioni che pone l’accento sulla giusta rilevanza da dare ai cosiddetti effetti collaterali, semi e germogli del benessere futuro.

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